MARCO VICHI VINCITORE DELLA 6^ EDIZIONE

MARCO VICHI con MORTE A FIRENZE (Guanda),
VINCITORE
della SESTA EDIZIONE del
PREMIO AZZECCAGARBUGLI AL ROMANZO POLIZIESCO

MARILU’ OLIVA con REPETITA (Perdisa)
MIGLIORE OPERA PRIMA

VEIT HEINICHEN con LA CALMA DEL PIU’ FORTE (Edizioni e/o)
MIGLIORE OPERA STRANIERA

Ieri sera, venerdì 1 ottobre, durante la cerimonia svoltasi al Teatro della Società di Lecco, il vincitore dell’edizione 2010 del Premio Azzeccagarbugli al Romanzo Poliziesco.

Questa la classifica dei 5 finalisti al termine dello spoglio delle 100 schede aperte in diretta:

1° classificato:  MARCO VICHI, Morte a Firenze (Guanda)

2° classificato: Alfredo Colitto, I discepoli del fuoco (Piemme)

3° classificato: Grazia Verasani, Di tutti e di nessuno (Kowalski)

4° classificato: Elisabetta Bucciarelli, Io ti perdono (Coloradonoir/Kowalski)

4° classificato: Massimo Carlotto, L’amore del bandito (Edizioni e/o)

Elisabetta Bucciarelli e Massimo Carlotto 4° a pari merito.

Nel corso della serata Luca Crovi e La giuria dei letterati 2010 hanno inoltre rispettivamente premiato i vincitori della sezione Raffaele Crovi alla Migliore opera Prima e della sezione Narrativa Straniera che quest’anno ha visto la Germania come paese ospite.

Veit Heinichen incontrerà il pubblico questa sera,
s
abato 2 ottobre alle ore 18.00
A Villa Greppi di Monticello Brianza
Per un aperitivo con l’autore
nell’ambito della manifestazione
La passione per il delitto

I 5 finalisti incontreranno il pubblico
a Villa Greppi di Monticello Brianza
Domenica 3 ottobre alle ore 11.00
,
per una colazione con lo scrittore
durante la rassegna di narrativa poliziesca
La passione per il delitto.

Sito della rassegna: www.lapassioneperildelitto.it

Questa sera verrà votato il vincitore

Azzeccagarbugli,

serata finale

Venerdì 1 ottobre alle ore 21,

presso il Teatro della Società di Lecco,

i 100 lettori della giuria popolare conferiranno il

Premio Azzeccagarbugli al romanzo poliziesco,
presenta Alessandra Casella

Nel corso dell’evento verrà assegnato un premio alla

Migliore Opera Prima in concorso
nell’ambito della Sezione Raffaele Crovi

Ospite della serata sarà Veit Heinichen.

Il suo romanzo, La calma del più forte (Edizioni e/o, Traduzione di Silvia Montis) è stato decretato dalla giuria Migliore Opera Straniera in concorso per la Sezione Narrativa Straniera che ha ospitato la Germania.

I cinque finalisti:

Elisabetta Bucciarelli, Io ti perdono, Coloradonoir/Kowalski
Risate, voci allegre ai confini di un bosco in montagna: cercano castagne. Un cagnolino scodinzola vicino alla piccola Arianna. Lei lo insegue nel labirinto degli alberi in una corsa malferma fino all’abbraccio di qualcuno. Scomparsa. Richiamata da un sacerdote che la conosce da quando era bambina, l’ispettore Maria Dolores Vergani torna in quel paesino della Val d’Aosta. L’uomo le chiede di aiutare la madre della bambina in veste di psicologa, professione che non svolge più da tempo. Ma c’è anche dell’altro, che il prete non vuole o non può dire. Una leggenda antica, una richiesta di perdono, un senso di colpa che non trova pace.
Intanto a Milano vengono rinvenuti in un’area industriale dismessa i resti di una donna e il collega Pietro Corsari la coinvolge, suo malgrado, in un’indagine ben oltre le mura della città, dove i milanesi sciamano per soddisfare desideri inveterati. In questo momento difficile, Maria Dolores può fidarsi solo di Achille Maria Funi, il suo aiuto, che la segue in missioni oltre la loro stretta competenza e che si rivela questa volta inaspettatamente sensibile e perspicace.

Scissa tra la tragedia della bambina scomparsa e il male quotidiano del suo lavoro, l’ispettore Vergani si ritrova a fare i conti con l’amore, quello da cui non si può sfuggire e dal quale si vuole a tutti i costi scappare. E mai come ora Maria Dolores deve ripercorrere il proprio passato – un percorso che la porterà forse a diminuire la distanza di sicurezza fra sé e le persone della sua vita.

Massimo Carlotto, L’amore del bandito, Edizioni e/o
2004. Dall’Istituto di medicina legale di Padova spariscono 44 chili di sostanze stupefacenti. Criminalità organizzata da un lato e forze dell’ordine dall’altro si scatenano. L’Alligatore riceve pressioni per indagare e scoprire l’identità dei responsabili del furto. L’investigatore senza licenza non ci sta ma a certa gente non basta dire di no…

2006. Due anni più tardi scompare Sylvie, la donna di Beniamino Rossini, la ballerina di danza del ventrefranco-algerina conosciuta anni prima in un night del Nordest. Il vecchio gangster non si dà pace e la cerca ovunque. Ben presto l’Alligatore, Beniamino Rossini e Max la Memoria si ritrovano braccati da un nemico misterioso che li ricatta e li costringe a entrare in un gioco mortale…

2009. La storia non è ancora finita. L’Alligatore e i suoi amici sono ancora in pericolo e attendono la prossima mossa del loro temibile avversario.

Una storia di malavita, un noir dove si intrecciano i destini di vecchi e nuovi gangster in un mondo dove le regole di un tempo non esistono più. Solo il passato torna sempre a chiedere il conto.

Alfredo Colitto, I discepoli del fuoco, Piemme
Bologna, autunno 1312. Mondino de’ Liuzzi, medico anatomista, viene incaricato dal podestà di far luce su una morte strana e orribile: un membro del Consiglio degli Anziani è stato ritrovato carbonizzato in casa sua, eppure nella stanza nulla fa pensare a un incendio. Perfino la poltrona su cui l’uomo era seduto è rimasta quasi integra, mentre il corpo è bruciato in modo irregolare. I piedi sono illesi, un braccio è interamente ustionato, tutto il resto è ridotto in cenere. Mondino fa trasportare il cadavere nella sua scuola di medicina per esaminarlo; sollevando con il coltello da dissezione la pelle bruciata del braccio scopre i resti di un tatuaggio: un mostro alato, con la testa di leone e il corpo avvolto nelle spire di un serpente.

La mattina seguente il cadavere è scomparso.

Il giorno successivo, anche un frate francescano viene ritrovato morto nel quartiere dei bordelli. È stato evidentemente assassinato. Unica traccia, un disegno molto simile al tatuaggio scoperto da Mondino. L’indagine sulle due morti misteriose rivela l’esistenza di una setta di cultori di Mitra, dio persiano del sole e del fuoco, adorato anche dai romani con il nome di Sol Invictus. Con l’aiuto di Gerardo da Castelbretone, un ex templare con cui ha stretto amicizia, Mondino viene a sapere che la setta si propone di salvare l’intera città per mezzo del fuoco purificatore: un grande incendio rituale in cui le anime di quelli che moriranno si riuniranno con il dio.

Tocca a Mondino fare di tutto per sventare la terribile minaccia che incombe sulla città e impedire ulteriori omicidi.

Grazia Verasani, Di tutti e di nessuno, Kowalski
Ci sono donne che non riescono a liberarsi dei fantasmi di altre donne, donne che valgono solo per gli uomini che riescono a tenersi, e donne che fuggono. Giorgia Cantini, dell’Agenzia Investigativa Cantini, ha passato da poco i quarant’anni, fuma ancora le Camel, e vorrebbe giocarsi tutti i ricordi in un colpo solo.

L’autunno di Bologna, ancora calda di vita, con i suoi figli di papà e le ombre degli emarginati, si raffredda quando la Cantini scopre la morte di Franca Palmieri, una donna vistosa ed eccentrica che abitava nel suo quartiere, dove da ragazza Giorgia trascorreva i pomeriggi insieme ai suoi amici dell’American bar. La donna uccisa introduceva allora i giovanissimi ai piaceri del sesso, senza chiedere nulla in cambio, solo forse un po’ di compagnia, per finire poi per essere di tutti e di nessuno. Era sempre stata strana Franca, meglio conosciuta come la Ragazza dei Rospi, tanto da non destare stupore il fatto che negli ultimi anni si fosse messa a leggere il futuro nei tarocchi e nei fondi di caffè.

Intanto Giorgia è alle prese con il caso di Barbara, una diciottenne inquieta e dolente, appassionata d’arte che ha smesso improvvisamente di frequentare il liceo e si muove per la città come una scheggia impazzita. Mentre le tracce di Franca si perdono in un bar vicino ai palazzi popolari, la Cantini mette alla prova ancora una volta i suoi ricordi, degli anni in cui ballava We are Devo, in cui i Clash la facevano piangere, e Lucio Dalla guidava una Dyane 6 prima di scalare le classifiche.

Una doppia indagine per l’investigatrice anticonformista di Quo vadis, baby? , tra passato e presente, dritta nel cuore ferito delle donne, accompagnata questa volta da Genzianella, un’irresistibile assistente e una strepitosa invenzione narrativa.

Marco Vichi, Morte a Firenze, Guanda
Firenze, ottobre 1966. Non fa che piovere. Un bambino scompare nel nulla e per lui si teme il peggio, forse un delitto atroce. Il commissario Bordelli indaga disperatamente, e durante le indagini arriva l’alluvione…

La notte del 4 novembre l’Arno cresce, si ingrossa, va a lambire gli archi di Ponte Vecchio, supera gli argini e la città è travolta dalla furia delle acque. Le vie diventano torrenti impetuosi, la corrente trascina automobili, sfonda portoni e saracinesche, riversando nelle strade cadaveri di animali, alberi, mobili e detriti di ogni genere. Mentre la città è alle prese con quella inaspettata e inimmaginabile tragedia, il delitto sembra destinato a rimanere impunito, ma la tenacia di Bordelli non viene meno…

Professione Azzeccagarbugli

Azzeccagarbugli,

più di una professione


Elisabetta Bucciarelli, Io ti perdono (Kowalski), Massimo Carlotto, L’amore del bandito (Edizioni e/o), Alfredo Colitto, I discepoli del fuoco (Piemme), Grazia Verasani, Di tutti e di nessuno (Kowalski), Marco Vichi, Morte a Firenze (Guanda)

Questi i cinque finalisti che saranno presenti Venerdì 1 ottobre alle ore 21,

presso il Teatro della Società di Lecco,

per la cerimonia di conferimento del Premio Azzeccagarbugli al romanzo poliziesco.

Il coinvolgimento nella Giuria dei Letterati di professionisti che ricoprono cariche diverse all’interno del mondo della letteratura ha garantito un’analisi non monolitica che ha considerato gli svariati aspetti della produzione letteraria.

Ecco le motivazioni che hanno determinato la scelta dei Giurati e il loro rapporto con il Premio:

Lo scrittore:
«Da scrittore, quando partecipo ad un Premio, ci tengo che il mio libro venga letto con attenzione. Certo, una volta terminati i 56, mi ero ripromesso che non avrei più toccato un giallo per mesi, poi, entrato in libreria, ne ho comprati altri tre».

Tullio Avoledo, scrittore, presidente 2010

L’editor:
«56 libri, un bel numero anche per chi come me legge un paio di libri la settimana oltre a un manoscritto al giorno. Ma esistono diverse marce per la lettura a seconda che si legga per piacere o per dovere, che il libro non ti dica nulla o ti conquisti. In quest’ultimo caso i tempi si dilatano. Nel leggere questi libri, per scegliere, mi sono messa nei panni del lettore, certo mantenendomi sempre vigile sull’editing e sull’impaginazione. Come editor, ad esempio, in alcuni casi avrei tagliuzzato un po’ qua e là, ma alla fine ho scelto i titoli che mi hanno lasciato qualcosa e che mi hanno dato un senso di godimento nel corso della lettura».

Chiara Beretta Mazzotta, editor

Editor ed esperto del genere:

«Sono rimasto piacevolmente sorpreso: per trent’anni sono stato ai Gialli Mondadori, dove il genere italiano non ha mai avuto successo. Solo Scerbanenco riceveva l’attenzione dei lettori. Tuttavia nel ‘79 Oreste Del Buono ha creato il premio dedicato ad Alberto Tedeschi, che da allora seleziona autori italiani inediti, e fu un successo immediato. Il 1980 segna uno spartiacque nei gusti dei lettori, momento a partire dal quale l’interesse si concentra sugli italiani: oggi le pubblicazioni di narrativa legata al genere oscillano tra i 200 e 300 titoli all’anno tra italiani e stranieri».

Gianfranco Orsi, già editor Giallo Mondadori

Esperta di cronaca giudiziaria:
«Per affrontare tutti questi titoli ho messo la quinta. La caratteristica fondamentale che ho considerato è la verosimiglianza. Credo che la tenuta stessa della trama sia importante quanto la godibilità del libro. In secondo luogo, le mie scelte sono legate alla volontà di rendere la pluralità delle opere in concorso, in modo da dare una panoramica completa della coralità di voci che hanno partecipato all’edizione 2010. Insieme a nomi più conosciuti, ho voluto dunque segnalare anche alcune opere che sono state per me una sorpresa, un sapore inaspettato. Non che questo abbia alleviato il tormento di aver tolto spazio a opere che ho amato».

Raffaella Calandra, giornalista di Cronaca Giudiziaria

Giornalista e saggista:
«Questo premio mi ha trasformata in una serial reader e mi sono scoperta cattivissima. Alla fine mi sono ricordata di un mio professore universitario di arte che mi disse: “Ma lei, alla fin fine, come fa a dire se un quadro la convince? Se pensa lo appenderebbe volentieri in salotto, no?”. Così ho deciso di votare quei libri che volentieri ospiterei nella mia libreria. Con un occhio al mio gusto personale che ama i libri il cui finale va dal brutto al catastrofico».

Olga Piscitelli, giornalista e saggista

Selezione dei finalisti 2010

Massimo Carlotto, Marco Vichi, Elisabetta Bucciarelli,
Grazia Verasani, Alfredo Colitto

Finalisti della 6^ EDIZIONE del
PREMIO AZZECCAGARBUGLI AL ROMANZO POLIZIESCO

Sono stati selezionati sabato 10 luglio, durante la serata a Villa Monastero di Varenna presentata da Alessandra Casella, i finalisti dell’edizione 2010 del Premio Azzeccagarbugli al Romanzo Poliziesco, promosso dalla Provincia di Lecco con il Gruppo Giovani Imprenditori di Confindustria Lecco. Il vincitore sarà proclamato venerdì 1 ottobre al Teatro della Società di Lecco, quando avverrà in diretta lo spoglio delle schede votate dai 100 lettori della giuria popolare, estratti a sorte tra oltre 400 che hanno effettuato l’iscrizione attraverso il sito del premio.

Ecco la classifica con i voti assegnati a ogni romanzo alla Giuria dei Letterati composta da Tullio Avoledo (presidente), Chiara Beretta Mazzotta, Raffaella Calandra, Gianfranco Orsi e Olga Piscitelli:

1. 20 voti – Massimo Carlotto, L’amore del bandito, Edizioni e/o
2. 17 voti – Marco Vichi, Morte a Firenze, Guanda
3. 15 voti – Elisabetta Bucciarelli, Io ti perdono, Kowalski
4. 14 voti – Grazia Verasani, Di tutti e di nessuno, Kowalski
5. 14 voti – Alfredo Colitto, I discepoli del fuoco, Piemme

Quest’anno il paese ospite della sezione narrativa straniera è la Germania. La giuria ha votato come migliore opera straniera in concorso:
Veit Heinichen, La calma del più forte, Edizioni e/o
Traduzione di: Silvia Montis

L’autore sarà ospite della serata finale del Premio.
In occasione della serata finale sarà anche annunciato il vincitore della Sezione Raffaele Crovi, dedicata alla migliore opera prima in concorso.
I 5 finalisti incontreranno il pubblico a Villa Greppi di Monticello Brianza domenica 3 ottobre, durante la rassegna di narrativa poliziesca La passione per il delitto, la cui nona edizione si svolgerà dal 26 settembre all’10 ottobre.

Agli autori finalisti sarà assegnato un premio così ripartito:

– Quarto e quinto classificati: 1000 euro
– Secondo e terzo classificati: 3000 euro
– Vincitore: 6000 euro

Opere dell’ingegno

Opera dell’ingegno è il termine giuridico con cui viene definita una traduzione. Se per ingegno intendiamo la capacità di inventare e operare dello Spirito umano, l’idea di traduzione assume quasi una valenza metafisica.

«Tradurre è per me un gesto sacro, perché ritengo che il confronto con la lingua altra sia in grado di ridestare quel senso della parola che nomina la realtà, e in questo modo la svela, che nella lingua madre finisce per diventare scontato. Il gesto del tradurre riconduce alla radice della parola e dell’essere. Ma questo accade soltanto nelle buone traduzioni, quelle che nascono, a mio parere, da un’intesa profondissima fra scrittore e traduttore, da un’affinità marcata. È solo in quel caso che il traduttore assume il ruolo di lettore privilegiato, capace di entrare nelle profondità del testo, nei suoi segreti linguistici, invisibili a occhio nudo. Ed è solo in quel caso che la traduzione si trasforma in una delle esperienze intellettuali più suggestive che sia dato di vivere».

Bice Rinaldi, vincitrice come miglior traduttrice dal tedesco all’italiano dell’edizione 2010 del Premio insignito dal Goethe Institut

Ma cosa significa davvero tradurre?

«Il luogo comune più diffuso sul mestiere della traduzione recita: tradurre = tradire. Sarà anche vero, ma a me, che ho pochi anni di mestiere alle spalle, pare che tradurre significhi soprattutto amare: un testo, il suo autore, la sua cultura di appartenenza. Secondo José Ortega y Gasset, amare significa aiutare ciò che si ama a raggiungere la propria pienezza. Se questo è vero, tradurre significa adoperarsi per trasportare nella propria lingua, entro la propria cultura, la pienezza di significato del testo originale. È un ideale cui si tende, irraggiungibile per definizione e per il quale occorre forse una sensibilità vicina a quella dello scrittore e del poeta: una sensibilità per la lingua come strumento espressivo e musicale oltre che comunicativo. Ed è una sensibilità plurale, perché ogni lingua ha modi espressivi e musicali differenti – per non parlare di echi e risonanze!».

Stefano Zangrando, vincitore come miglior traduttore esordiente dal tedesco all’italiano dell’edizione 2010 del Premio insignito dal Goethe Institut

Il paese ospite dell’edizione 2010 è la Germania. Le opere in concorso sono:

Zoran Drvenkar, Sorry, Fazi Editore
Traduzione di Vincenzo Gallico, Fabio Lucaferri, Violeta Marotta

Veit Heinichen, La calma del più forte, e/o
Traduzione di Silvia Montis

Sabine Thiesler, La carezza dell’uomo nero, Baldini Castoldi Dalai
Traduzione di Helga Rainer

SABATO 10 LUGLIO, selezione dei 5 finalisti

SABATO 10 LUGLIO presso Villa Monastero di Varenna si terrà la selezione dei 5 finalisti e la premiazione della migliore opera straniera in concorso

L’INVITO E’ SCARICABILE AL LINK DI SEGUITO:

SABATO 10 LUGLIO, INVITO VILLA MONASTERO

La parola ai lettori

Perché far parte della giuria di un Premio letterario

Non è necessario essere “lettori forti” per parteciapre ad un Premio.

I lettori che hanno fatto parte come giurati dell’Azzeccagarbugli hanno parlato di un’esperienza di condivisione che hanno seguito per passione, sfida o piacevole svago.

Ecco altri interventi di chi ha partecipato al Premio entrando nella giuria popolare.

«Buon giorno, ho saputo del premio da mia figlia, non sono mai stato un grande lettore, ma considerato che era la passione di mia moglie ed è tuttora la passione di mia figlia, mi sono lasciato convincere ad avventurarmi in questo mondo a me quasi sconosciuto. E’ stata una piacevole esperienza, forse un po’ faticosa per me, tutti quei libri, appena li ho visti mi sono spaventato, ma mi sono dato subito da fare. Devo dire che leggere aiuta ad occupare la mente, la tiene lontana da tristi pensieri e soprattutto, cosa importante per un uomo della mia età, la tiene sempre attiva.
Grazie per la possibilità che mi avete offerto, non credo che ripeterò l’esperienza, per me un po’ troppo impegnativa, ma sicuramente continuerò a leggere. Buona continuazione».
Bruno Locatelli, giuria popolare 2009

«E’ stato un piacere leggere i libri del premio, un po’ perché il genere poliziesco rimanda ai ricordi di “guardie e ladri” dell’infanzia, e anche perchè alcune localizzazioni dei racconti mi hanno riportato a posti che conoscevo e sopratutto a piacevoli ricordi.
Devo ammettere che non tutti i libri mi sono piaciuti, ad alcuni ho dato una lettura sfuggevole di “dovere”, ma li ho trovati tutti ugualmente interessanti.
Nelle occasioni del Premio si respira inoltre una aria leggera, non ingessata, da incontro conviviale che predispone positivamente alla lettura».

Claudio Losa, giuria popolare 2008