Opere dell’ingegno

Opera dell’ingegno è il termine giuridico con cui viene definita una traduzione. Se per ingegno intendiamo la capacità di inventare e operare dello Spirito umano, l’idea di traduzione assume quasi una valenza metafisica.

«Tradurre è per me un gesto sacro, perché ritengo che il confronto con la lingua altra sia in grado di ridestare quel senso della parola che nomina la realtà, e in questo modo la svela, che nella lingua madre finisce per diventare scontato. Il gesto del tradurre riconduce alla radice della parola e dell’essere. Ma questo accade soltanto nelle buone traduzioni, quelle che nascono, a mio parere, da un’intesa profondissima fra scrittore e traduttore, da un’affinità marcata. È solo in quel caso che il traduttore assume il ruolo di lettore privilegiato, capace di entrare nelle profondità del testo, nei suoi segreti linguistici, invisibili a occhio nudo. Ed è solo in quel caso che la traduzione si trasforma in una delle esperienze intellettuali più suggestive che sia dato di vivere».

Bice Rinaldi, vincitrice come miglior traduttrice dal tedesco all’italiano dell’edizione 2010 del Premio insignito dal Goethe Institut

Ma cosa significa davvero tradurre?

«Il luogo comune più diffuso sul mestiere della traduzione recita: tradurre = tradire. Sarà anche vero, ma a me, che ho pochi anni di mestiere alle spalle, pare che tradurre significhi soprattutto amare: un testo, il suo autore, la sua cultura di appartenenza. Secondo José Ortega y Gasset, amare significa aiutare ciò che si ama a raggiungere la propria pienezza. Se questo è vero, tradurre significa adoperarsi per trasportare nella propria lingua, entro la propria cultura, la pienezza di significato del testo originale. È un ideale cui si tende, irraggiungibile per definizione e per il quale occorre forse una sensibilità vicina a quella dello scrittore e del poeta: una sensibilità per la lingua come strumento espressivo e musicale oltre che comunicativo. Ed è una sensibilità plurale, perché ogni lingua ha modi espressivi e musicali differenti – per non parlare di echi e risonanze!».

Stefano Zangrando, vincitore come miglior traduttore esordiente dal tedesco all’italiano dell’edizione 2010 del Premio insignito dal Goethe Institut

Il paese ospite dell’edizione 2010 è la Germania. Le opere in concorso sono:

Zoran Drvenkar, Sorry, Fazi Editore
Traduzione di Vincenzo Gallico, Fabio Lucaferri, Violeta Marotta

Veit Heinichen, La calma del più forte, e/o
Traduzione di Silvia Montis

Sabine Thiesler, La carezza dell’uomo nero, Baldini Castoldi Dalai
Traduzione di Helga Rainer

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